00 9/11/2016 10:06 PM
Personalmente temo che la mancata realizzazione di determinati progetti trasportistici (molti di quelli da me ricordati risalgono ai primi anni ’70 del ‘900 quando a Parigi si realizzava il RER) non sia imputabile alla latitudine, ad un particolare humus romano o ai limiti di una classe dirigente più o meno capace rispetto magari a quella milanese, una rivalità purtroppo ripetutamente celebrata dagli stessi romani sulla falsariga di certi stantii copioni cinematografici della commedia all'italiana. Ritengo invece che il grosso dei problemi della città tragga origine da un lato dalla scarsa empatia (intesa come capacità di comprensione) degli italiani nei confronti della loro sterminata capitale, e quindi delle criticità e delle specificità che la contraddistinguono; dall’altro dal fatto che spesso nei quartieri della capitale, indipendentemente dallo status sociale di chi vi risiede, si ha la sensazione di vivere in una micro realtà urbana quasi completamente avulsa dal resto dell’organismo, al massimo legata alle aree contermini per ovvi motivi di vicinanza geografica. E quindi priva di quella percezione del divenire intesa come mutamento, movimento, trasformazione del complessivo ambito urbano. Addirittura secondo le parole di Claudio Delicato, l’autore del fantapolitico (ma fino a un certo punto) best seller dal titolo "La guerra di indipendenza di Roma Nord”, i quartieri nord della capitale sono benestanti e borghesi, sono il regno delle Smart, delle scuole private, delle case a Capalbio. Roma sud invece è verace, i suoi cittadini sono "i romani de 'na vorta" e i giovani che vi risiedono sono coatti tatuati e palestrati che sognano di ripetere le gesta del Libano, del Freddo e degli altri eroi di Romanzo Criminale. Lo scontro tra due popoli tanto diversi, costretti a condividere un'unica città, sarà inevitabile e i due grandi condottieri che li guidano non potrebbero incarnare meglio gli spiriti delle due metà della capitale.